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uomo che soffre di calvizie secondo la scala Norwood

Classificazione della calvizie: la scala Norwood

È molto importante avere dei criteri scientifici con i quali poter capire la gravità della propria calvizie. Aver consapevolezza del problema, è il primo passo per individuarne la soluzione più appropriata ed efficace.

Vediamo allora come si “misura” la perdita dei capelli e come funziona la scala Norwood.

I criteri di classificazione della calvizie maschile

L’alopecia androgenetica è la causa più comune di perdita di capelli e colpisce il 50% degli uomini e il 20% delle donne. È più di 50 anni che si studia la calvizie, tentando di analizzare i vari stadi che la compongono e di trovare le giuste soluzioni al problema. 

Al giorno d’oggi, non c’è una cura definitiva a questa patologia, quindi è importante saper riconoscerne i sintomi sin da subito. A questo scopo, è stata creata la scala Norwood.

Prima della scala Norwood: la tabella di Hamilton

Prima della scala Norwood, il primo studioso a mettere a punto una classificazione, fu l’americano James B. Hamilton. Egli, nel 1951, elaborò una tabella che classificava la calvizie in 5 stadi.

Il primo corrispondeva all’arretramento della linea frontale e della perdita dei capelli sulle tempie.

Gli ultimi due, invece, segnalavano la definitiva alopecia di tutta l’area fronto-parietale, con la conservazione di una corona più o meno diradata nella parte laterale e posteriore del capo.

Gli stadi II e III corrispondevano, invece, a un livello di calvizie intermedia.

La scala Norwood

Quasi 25 anni più tardi, nel 1975, O’Tar Norwood integrò e migliorò il modello di Hamilton, ideando la scala di misurazione che oggi porta il suo nome.

Sebbene molti la giudichino poco accurata, la scala Norwood, è universalmente riconosciuta ed è un’ottima base per identificare la calvizie e per facilitare la relazione tra paziente e medico.

Rispetto a quella di Hamilton, alla scala Norwood, sono stati aggiunti due gradi. Alcuni di questi poi sono ulteriormente suddivisi, per un totale di 12 stadi diversi di calvizie.

In particolare:

la scala di Norwood si utilizza per misurare la calvizie

  • I: minimo o nessun arretramento dell’attaccatura dei capelli;
  • II: corrisponde al I stadio di Hamilton, col solo arretramento fronto-temporale;
  • IIa: viene associato anche l’arretramento della linea frontale;
  • III: questo stadio della scala Norwood corrisponde ancora al I di Hamilton, ma con un arretramento più accentuato;
  • IIIa: anche in questo caso è associato un arretramento più marcato della linea frontale;
  • IIIv: la caduta di capelli avviene nella parte superiore della testa (vertice) con arretramento della linea frontale;
  • IV: simile al III stadio di Hamilton poco pronunciato, col mantenimento di una larga striscia di capelli superstiti fra le zone anteriore e posteriore;
  • IVa: consistente arretramento dell’attaccatura anteriore (che parte più o meno dalla linea virtuale che congiunge la sommità delle due orecchie). Scomparsa della striscia di capelli superstiti fra le due principali zone di calvizie;
  • V: maggiore accentuazione della situazione già descritta nello stadio IV della scala Norwood;
  • Va: incremento di quanto specificato allo stadio IVa;
  • VI: perdita di capelli molto pronunciata col solo mantenimento della corona temporo-parietale come nel IV stadio di Hamilton.
  • VII: corrisponde all’aggravarsi di quanto descritto allo stadio VI della scala Norwood.

L’utilizzo diagnostico della classificazione della calvizie

L’uso della scala Norwood è uno strumento fondamentale nella cura della calvizie. Un primo motivo è che riusciamo a definire da che punto si possa parlare di vera alopecia. I primi stadi, infatti, accomunano una grande fetta della popolazione maschile e non sempre diventano problematiche più gravi.

Inoltre, permette di individuare con semplicità quanto velocemente proceda la patologia. Una calvizie rapida può manifestarsi già dai 18/20 anni e in breve tempo aggravarsi fino agli ultimi stadi, ma possono anche verificarsi casi in cui la progressione è decisamente più lenta.

Spesso capita che un paziente, spinto dalla frustrazione di non riuscire a trovare una soluzione al proprio disagio, non riesca a valutare con obiettività il proprio problema. Di conseguenza non riuscirà neanche a scegliere la strategia adatta alle proprie esigenze.

Grazie alla classificazione tramila la scala Norwood, invece, lo specialista ha la possibilità di poter monitorare ciascun caso, così da poter dare al paziente indicazioni terapeutiche più efficaci e precise.

Conclusioni

La scala Norwood dà la possibilità di poter effettuare una prima diagnosi riguardo la calvizie. Inoltre, il paziente, sarà consapevole dello stadio in cui si trova e quanto grave possa essere il suo problema.

Grazie alla definizione dello stadio della calvizie, è inoltre possibile, riuscire a stabilire quale possa essere la terapia più efficace per cercare di risolvere il problema. Quindi, nonostante siano passati quasi 50 anni, la scala Norwood, resta ancora lo strumento più usato per misurare la calvizie.