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Tecniche chirurgiche per trattare l’alopecia

Il problema dell’alopecia, in base alle sue caratteristiche e alla sua entità, può essere trattato attraverso la chirurgia. Le tecniche messe a punto negli anni sono molte: alcune non si usano praticamente più, altre vivono ora la loro fase ascendente. Di seguito un breve elenco che ne riporta le caratteristiche principali e le confronta.

L’autotrapianto

L’autotrapianto di capelli è oggi la tecnica più diffusa e apprezzata e consiste nell’innestare, nelle aree calve, capelli prelevati dalle regioni in cui questi non siano caduti. In origine la tecnica era detta del “trapianto a isole”, poiché si selezionavano piccole zolle di cuoio capelluto che venivano impiantate nelle zone prive di capelli.

I rischi legati all’uso del bisturi (che poteva recidere le radici), il basso numero di capelli innestati per seduta e un effetto estetico poco naturale, hanno imposto nel tempo un perfezionamento della tecnica, che oggi, grazie a strumenti sempre più precisi e a modalità meno invasive, garantisce ottimi risultati da tutti i punti di vista, peraltro con un decorso post-operatorio di bassissimo impatto. E’ però necessario valutare questo tipo di intervento solo in presenza di una calvizie stabilizzata e di una buona quantità di capelli nelle aree donatrici.

La riduzione dell’area calva

La cosiddetta scalp reduction è una tecnica di detonsurazione, che consiste nel ridurre chirurgicamente la superficie dell’area calva. E’ una modalità di intervento declinata in diverse varianti, la cui efficacia è nel tempo sensibilmente aumentata.

A lungo si è fatto uso di espansori cutanei, piccoli “palloncini” da innestare mesi prima dell’operazione sotto il cuoio capelluto che, una volta riempiti di una soluzione fisiologica, avevano l’effetto di aumentare il volume della cute soprastante, da utilizzare poi per coprire la parte calva asportata. Oggi si predilige invece l’utilizzo di estensori sottocutanei che, una volta agganciati ai lembi delle aree ancora provviste di capelli, tirano quest’ultime fino a coprire la parte calva. Questa tecnica, abbinata comunque ad almeno una seduta di autotrapianto, può essere presa in considerazione anche da pazienti con calvizie di seria entità.

La rotazione e trasposizione dei lembi

La tecnica di rotazione e trasposizione dei lembi di cuoio capelluto – meglio nota come tecnica di Juri, dal nome del medico che la mise a punto più di quarant’anni fa – consiste nel traslare una striscia di cute ricca di capelli al posto di una calva, ruotando tale lembo in modo da non staccarlo del tutto e garantire così l’adeguata vascolarizzazione dell’intera striscia. Questo tipo di intervento offre un vantaggio immediato a livello di densità dei capelli, ma comporta maggiori inconvenienti tecnici ed è decisamente sconsigliato in termini estetici. Per questi motivi la tecnica di Juri è sempre meno utilizzata ed è perlopiù circoscritta a casi connessi alla terapia e alla chirurgia oncologica.

Tecniche con capelli e bulbi artificiali

Esistono tecniche chirurgiche che impiegano elementi artificiali per trattare il problema dell’alopecia. La cosiddetta tecnica Yamada consiste nell’impianto di capelli artificiali all’interno del cuoio capelluto; questi sono dotati di una specie di “cappio” che li ancora allo strato sottocutaneo. Il risultato è rapido ed esteticamente accettabile, ma la percentuale di caduta e la necessità di sottoporsi a successive sedute di rinfoltimento non lo rendono uno degli interventi più apprezzati.

Diversamente si può scegliere di impiantare capelli veri in bulbi artificiali, precedentemente innestati: l’effetto di rinfoltimento è forse ancor più evidente di quello ottenibile con la tecnica Yamada, ma il deterioramento dei capelli naturali è per ovvie ragioni ancora più rapido, il che rende questa modalità priva di effettivi vantaggi.

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